Poggibonsi e ''quella canaglia dei Certaldesi'': una storia di mercato, grano e rivalità nel 1637

Poggibonsi e ''quella canaglia dei Certaldesi'': una storia di mercato, grano e rivalità nel 1637
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Poggibonsi, 1° settembre 1637: una giornata di mercato si trasforma in tragedia. Una vicenda realmente accaduta, tra commercianti di Certaldo, tensioni per il prezzo del grano e giustizia del Seicento

Scoppia a piangere Faustina Bocci durante l’interrogatorio del Vicario. Non riesce a non pensare alle sue povere creature, quattro maschi e una femmina, il maggiore dei quali ha appena cinque anni. Li ha avuti in serie, alla media di uno all’anno, dopo essersi sposata con Cosimo Baldini, muratore, ed essere andata a stare nella casa del marito, nei pressi di Papaiano.

Ora quei cinque angioletti sono senza padre e forse “andranno spersi” chissà dove, perché noi, racconta Faustina, “non avevamo che le nostre braccia”.

Cosimo quella mattina del 1 settembre 1637 non immaginava di andare incontro alla morte. Non è andato a lavorare quel giorno, visto che è martedì e a Poggibonsi si fa il mercato. Ha pensato di andare in piazza, dove si vendono le grasce, a comperare uno staio di grano per la famiglia. [lo staio equivaleva a circa18/19 Kg. di grano].

? un uomo sui 45 anni, capelli e basette nerissimi, di corporatura robusta, adatta al suo mestiere, e un po’ collerico, tanto che per il suo carattere impulsivo è stato anche “casso” [cancellato] dalle bande dei moschettieri di S.A.S.[Sua Altezza Serenissima il Granduca].

Ha indossato quella mattina un giubbone di tané di saia [un corpetto color marrone scuro di lana] e un paio di calzoni di guarziello nero [tessuto misto], delle calze di stama [tipo di tessuto di lana] bianche e ai piedi due scarpe “cattive” di vacchetta. Così abbigliato, si è accinto a fare le due miglia circa che separano la sua casa dalla piazza del mercato di Poggibonsi.

Il mercato di Poggibonsi e la rabbia contro i vetturali di Certaldo

Quando arriva in piazza però trova una brutta sorpresa. L’unico contadino che vende ancora del grano fa un prezzo troppo alto: cinque lire, l’equivalente circa di quattro/cinque giornate di lavoro. Anche il vecciato costa un po’ troppo.

Cosimo sa perfettamente la ragione, però: è tutta colpa di quella “canaglia dei certaldesi”, di quei “becchi fottuti vituperosi” di vetturali che vengono qui a Poggibonsi a “barullare” [fare incetta di grano] per poi andare a rivendere il grano a Castelfiorentino, ad Empoli, a San Casciano, sulle piazze dove il prezzo è maggiore per farci i loro guadagni, lasciando così la piazza di Poggibonsi completamente sfornita e contravvenendo alle leggi di S.A.S.

La rabbia sale nell’animo di Cosimo, che comincia a girellare su e giù nervosamente per la piazza e ad inveire contro tali “barulli”. Gira e rigira, l’occhio gli cade su un angolo che sta “a piè della piazza”, in corrispondenza della bottega di Paolo Cennini, speziale.

Lì vede una mula con delle some di grano. ? quella del vetturale di Certaldo Michele Ciulli, detto Michelino, data l’esile corporatura, il quale tuttavia è anche “soldato honorato” e in quanto tale autorizzato a girare armato di spada e pugnale.

? un uomo sui 50 anni, fa il vetturale da tanto tempo, gira per la Valdelsa, ma anche nel territorio fiorentino e perfino nello Stato Senese. Commercia in fave, cicerchia e grasce di ogni genere e a Poggibonsi viene spesso, appunto, a barullare.

Ha una moglie e un figlioletto ed è un pover’uomo, che non ha niente se non pochi beni per un valore di circa 230 scudi, comprati con la dote della moglie. Ha lasciato un attimo la mula per andare in una bottega a comprare qualcosa.

La lite in piazza e la tragedia

Cosimo non ci vede,. Si avvicina alla mula e rovescia sulla piazza i sacchi di grano. Quando Michele torna e vede il disastro si guarda intorno, poi si fa aiutare da un contadino a ricaricare il tutto sulla mula e chiede a voce alta:

- Vorrei proprio sapere chi è stato a farmi questa cosa!

Si fa avanti a quel punto Cosimo, che lo apostrofa così:

- Sono stato io, villan fottuto, tu non puoi venire a comprare sul mercato e mettere l’assedio in questo Castello!

Cosimo gli affibbia anche una bacchettata con un bastone che ha portato con sé e a questo punto inizia una colluttazione. Michelino sfodera il pugnale, Cosimo cerca di ripararsi alla meglio, ma inciampa nella mula e cade per terra.

A questo punto Michele gli sferra una pugnalata che lo passa “da banda a banda”. Cosimo fa appena in tempo a raccogliere un sasso da terra e tirarlo all’avversario, poi cade di nuovo a terra e muore.

Anche Michele è ferito: ha un polso rotto, che il bravo cerusico Giovan Battista Soldi di Poggibonsi gli cura con delle stecche e una chiarata d’uovo.

Il corpo del povero muratore viene portato nella cappella della Compagnia di S.Niccolò posta nella propositura. ? lì che lo va a visitare il cavallaro del Vicario e può constatare la ferita mortale, “della grandezza di un quattrino”.

Il processo e la sentenza

Michelino, ovviamente, finisce, in quanto omicida, in carcere, in attesa di verdetto. Vengono sentiti i parenti dell’ucciso, i conoscenti del vetturale e soprattutto i bottegai di Poggibonsi che hanno il negozio sulla piazza del mercato: lo speziale Cennini, già rammentato, il maniscalco Filippo Gagliani, il calzolaio Domenico Ciucci, il pannaiolo Jacopo Mannini di Marcialla, che tiene bottega a Poggibonsi e che apre alcuni giorni della settimana, ma sicuramente il martedì, giorno di mercato.

Poi si ascolta anche un tale Alessandro Ceccherini, della Paneretta, presente quel giorno, di professione segatore, e tanti altri.

Il verdetto alla fine arriva, dopo che sono stati interessati anche gli Otto di Balia e l’Auditore delle Bande, trattandosi di un soldato. La condizione di soldato faceva essere la giustizia più clemente verso i colpevoli.

Si parla infatti di aggressione subita, di difesa dell’onore, per cui alla fine Michele se la cava, si fa per dire, con quattro anni di confino a Pisa, Livorno e loro Capitanati, pena il carcere delle Stinche in caso di trasgressione, con 50 scudi di multa da dare al fisco per aver barullato contro la legge e con 200 scudi da passare ai figlioletti dell’ucciso, rimasti senza padre e senza sostanze.

Una tragedia per due famiglie, insomma. E tutto per uno staio di grano.

(V. AVC. Atti criminali, f. 939)

Didascalia immagine: Un mercato tra Cinquecento e Seicento, opera di Hendrick van Steenwijck il Vecchio, pittore olandese.

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