Dianora è un bel nome, abbastanza comune nella Poggibonsi del Seicento, come Ginevra, Maddalena, Lisabetta ed altri, nomi che nei documenti di allora sono sempre preceduti dall’appellativo “madonna”. A portarlo nel 1613 è però una vecchia, che vive in Drove, a pigione, con il marito, detto “il Grasso di Drove”. Si arrangia come può, andando per campi e borriciattoli a raccogliere concime, da rivendere o scambiare con qualche ortaggio presso i contadini del luogo. Non conosce la sua età, come spesso accade alle persone di quel secolo, ma anche di quello successivo, però si ricorda che al tempo della guerra di Siena (che si svolse dal 1552 al 1555) aveva più di dieci anni. Raccoglie anche erbe e insalate di campo e si dice in giro che riesce a far guarire la gente. A Poggibonsi c’è chi ne parla bene, come madonna Caterina, ostessa, ma molti la ritengono una strega, capace di guarire, ma anche di dare la morte, stregando e “guastando” i bambini.
Tale la ritengono, ad esempio, Jacopo di Giovanni Galliani e Bernardo di Piero Crociati, che fanno una denuncia contro di lei perché “come donna diabolica e strega in più e diversi tempi ha stregato et guasto” due bambini a detto Jacopo e altri tre a Salvestro Giachi di Linari e uno ad Agnolino da Mocarello. Le prove che gli accusatori esibiscono sembrano essere
schiaccianti.
La moglie di Jacopo, Angiolina, un giorno, in paese, con la bimba piccolina, incontra la Dianora. Questa fa dei complimenti alla bambina, dicendole poi:
- Bellina questa bambina, le voglio donare due uova; sono fresche, dagliele stasera!
Angiolina lo fa, ma la bambina si ammala e le viene una febbre molto alta.
Di notte Angiolina si sveglia e non trova più la bambina accanto, nel letto.
La trova per terra, tutta tremante. Il giorno dopo Jacopo va a cercare
Dianora, che trova presso le Pancole, mentre sta cercando concime. Le chiede di far guarire la sua bambina, è disposto anche a darle 4 scudi.
Dianora non ne vuol sapere e lui a quel punto la minaccia di denunciarla a Certaldo come strega. Lei allora si lascia convincere e i due si dirigono all’Oratorio della Madonna del Piano. Per strada incontrano il genero di Dianora, la quale si raccomanda a Jacopo di non far parola di nulla con il genero, perché lui non deve sapere niente di queste cose. Una volta alla Madonna del Piano, Dianora improvvisa una serie di rituali particolari: gira per la chiesa stando in ginocchio, biascica qualcosa davanti al crocifisso, fa
tre giri attorno alla pila dell’acqua santa. Poi dice a Jacopo che la bambina non morirà. Bernardo Barbieri, sacrestano dell’Oratorio, è lì che sistema un altare e vede tutto quello strano modo di pregare. Jacopo dà a Dianora tre quattrini, ma la bambina non guarisce e, come racconta Jacopo nella denuncia, gli “morse” poco dopo, ed anche lui cominciò a non sentirsi bene.
Chi punta ancora più il dito contro Dianora è però Bastiano Bianchi, da S.Donato a Gavignano. ? il tempo della battitura e Bastiano è insieme ad altri contadini a battere sull’aia di casa. Lui ha una sorella piccolina, che si trova un po’ distante da dove si batte, “ad un tiro di archibugio”, a guardare certe bestie che non entrino nei campi e facciano danno, soprattutto al
bellissimo orto che la famiglia ha accanto al podere. In quel momento, mentre la bambina si trova da sola a guardare le bestie, che compare la nostra Dianora a chiederle un po’ di cipolle. La bimba rifiuta, perché non può fare certe cose senza dirlo in casa. Allora Dianora insiste, e le chiede delle zucche, ma la bambina dice ancora di no. A questo punto Dianora le si avvicina e la bacia tre volte (ancora il numero tre, che si ripete in ogni rito) sulla fronte; al terzo bacio la bambina cade a terra, come tramortita, priva di
sensi. In questo stato che la trova la zia, sola e per terra, di colore pallido e giallastro; la raccoglie e la porta in casa a farla rinvenire con l’aceto.
Quando la bimba si risveglia racconta l’accaduto e dice che è stata Dianora e che solo lei la può guarire. Ma la bimba muore poco dopo. Inutile il tentativo fatto dai suoi di convincere Dianora a venire a guarirla. Lei risponde che non ha queste capacità, che sa solo dire il Pater Nostro e l’Ave Maria.
A completare il quadro, infine, la testimonianza di Piero di Pasquino Bartoli da Linari. Dianora un giorno si presenta a casa sua, dove trova la moglie, alla quale dona alcuni porri, dicendole:
- Tieni, sono buoni, falli mangiare stasera a tuo marito!
La donna ringrazia e la sera sta già per cuocerli, quando un ragazzo che Piero tiene in casa come garzone le dice di non farlo, perché tutti sanno in giro che Dianora è una strega. Torna Piero dal campo e dopo un piccolo
consiglio di famiglia viene deciso di gettare via i porri. Piero va a sotterrarli lontano da casa. Il giorno dopo Dianora incontra la moglie di Piero e le fa:
- Allora come erano i porri, erano buoni?
La donna le risponde di sì, che li hanno cotti e mangiati. Ma Dianora le dice:
- Tu menti, non li avete mangiati, li avete buttati via. – e se ne va.
Qualche tempo dopo il giovane garzone si ammala e muore.
Di fronte a tali testimonianze il Vicario di Certaldo non può fare a meno di indagare. Fa catturare Dianora e la fa mettere in prigione. Durante i ripetuti interrogatori Dianora però nega tutto, perfino di conoscere certe persone e di averci avuto a che fare. Dice di essere una povera vecchia che vive raccogliendo concime e insalate di campo, di non saper né guarire, né tanto meno “guastare” nessuno. Il Vicario la minaccia di legarla alla fune e portarla alla stanza del tormento, ma non riesce a cavarne una parola di più.
Così, si legge, “considerato che detta donna è di età decrepita di più di 70 anni, come dall’aspetto si vede, et è crepata et ancho macilenta per la lunga carcere nella quale si è ancho ammalata” , non potendo procedere oltre con la tortura a rischio della sua vita, si decide di “rimandarla a suo luogo”.
(AVC, atti criminali, f.846/848)
Nell’immagine: Leopold Desbrosses “La strega di Haarlem” 1876

