Il pudore del corpo: quando “andare in bagno” diventa un disagio psicologico

Il pudore del corpo: quando “andare in bagno” diventa un disagio psicologico
psicoterapia a empoli
È una scena più comune di quanto si pensi: due persone convivono da poco, o magari si frequentano da qualche settimana. Tutto è perfetto — finché arriva quel momento in cui il corpo… chiama. Solo che rispondere diventa un’impresa

È una scena più comune di quanto si pensi: due persone convivono da poco, o magari si frequentano da qualche settimana.
Tutto è perfetto — finché arriva quel momento in cui il corpo… chiama.
Solo che rispondere diventa un’impresa.

Acqua del lavandino aperta per coprire i rumori, spray “miracolosi” nascosti tra gli asciugamani, attese interminabili finché l’altro non esce di casa… oppure la decisione eroica di trattenere tutto, sacrificando il benessere intestinale sull’altare della “femminilità” o della  perfetta“mascolinità” .

Sì, parliamo di quel disagio silenzioso di non riuscire ad andare in bagno quando si è col partner.
Un fenomeno che, se osservato con attenzione, racconta molto di più del semplice imbarazzo: parla di corpo, identità, intimità e controllo. Quando il corpo diventa scena e non casa

Nelle prime fasi di una relazione — ma a volte anche dopo anni — il corpo smette di essere un luogo da abitare e diventa un palcoscenico. Ogni gesto, ogni rumore, ogni odore viene filtrato dal timore di “non piacere”.
Il pensiero corre veloce: “E se mi sentisse? E se si disgustasse?”

E così, mentre la natura invita alla spontaneità, la mente indossa il costume della perfezione.
Il risultato? Il corpo si irrigidisce, il respiro si fa corto, il ventre si chiude.
La persona appare “in controllo”, ma dentro si consuma in un piccolo teatro di trattenimenti.

In bioenergetica, ogni blocco fisico racconta un’emozione che non ha trovato via d’uscita.
Il pavimento pelvico e l’addome diventano luoghi di resistenza, di paura di lasciarsi andare.
E quel “non lasciare andare” non riguarda solo la fisiologia, ma anche la fiducia, il desiderio, la libertà di mostrarsi come si è.

Trattenere: il lato serio di una commedia quotidiana

Sembra una piccola farsa domestica, ma spesso dietro c’è un copione antico.
Molte persone — soprattutto donne, ma non solo — hanno imparato fin da bambine che il corpo “educato” è quello discreto, silenzioso, profumato e senza bisogni.
Una versione igienizzata dell’umanità che, però, lascia poco spazio alla verità.

Quando il corpo reale — vivo, odoroso, rumoroso — viene percepito come sconveniente, si genera una distanza interna.
Ci si comporta “bene” anche da soli, come se la propria carne dovesse sempre superare un esame di buone maniere.
Così, un gesto naturale come andare in bagno si trasforma in un banco di prova per l’autostima, e il bagno in un piccolo teatro dell’ansia.

Ma ogni atto trattenuto è anche un’emozione non detta.
Il corpo, che è il più sincero dei narratori, finisce per parlare con altri linguaggi: tensioni, gonfiori, stanchezza, o quella vaga sensazione di “non riuscire a lasciarsi andare” neppure in altri ambiti — dal sonno al piacere.

Il blocco bioenergetico: quando il bacino chiude le sue porte

Dal punto di vista bioenergetico, il bacino è la “cerniera” tra emozione e azione, tra ciò che sentiamo e ciò che lasciamo fluire.
Quando la paura del giudizio s’insinua, i muscoli pelvici si contraggono, il respiro si blocca e la vitalità rallenta.
È come se il corpo mettesse un cartello: “Non disturbare, si tenta di sembrare perfetti.”

Ma ogni chiusura ha un prezzo: si riduce la spontaneità, la circolazione energetica, perfino la capacità di provare piacere.
In fondo, non si può godere davvero della vita se si teme di “disturbare” anche nel suo lato più umano.

Come sciogliere il nodo (senza disinfettare l’anima)

La soluzione non è certo comprare spray più potenti o accendere il phon a coprire i rumori.
Il vero lavoro è riconciliarsi con il proprio corpo, restituendogli diritto di cittadinanza nella relazione.

L’approccio umanistico invita a portare alla luce la vergogna, guardandola con tenerezza.
Spesso il pudore nasce dal desiderio di essere amati, non dalla paura di sé.
In terapia, si impara che la vulnerabilità non è qualcosa da nascondere, ma il ponte che permette all’altro di incontrarci davvero.

L’approccio bioenergetico, invece, aiuta il corpo a “riprendere parola”.
Attraverso il respiro profondo, piccoli movimenti circolari del bacino, oscillazioni delle ginocchia e suoni sommessi, si restituisce fiducia al corpo, come se gli si dicesse: “Puoi lasciar andare. È sicuro.”
A volte basta una semplice espirazione più lunga per scoprire che non c’è nulla di scandaloso nel vivere pienamente la propria fisiologia.

L’intimità vera non è silenziosa: respira, si muove, fa rumore

L’amore non si nutre di deodoranti, ma di presenza.
Accettare il proprio corpo significa accettare la vita così com’è: disordinata, imperfetta, ma autentica.
L’intimità non è una scena da curare nei dettagli, è un incontro tra due realtà che si riconoscono anche nei loro imbarazzi.

E allora, forse, il primo gesto di libertà non è dire ti amo, ma permettersi di… lasciar andare, finalmente, tutto ciò che il corpo trattiene da troppo tempo.

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