Il Decameron di Boccaccio oggi sarebbe una chat di gruppo

Il Decameron di Boccaccio oggi sarebbe una chat di gruppo
Boccaccio
Una lettrice riflette con ironia sull'attualità del Decameron di Giovanni Boccaccio: dalle novelle del Trecento alle moderne chat di gruppo, tra relazioni, incomprensioni e il bisogno di essere ascoltati

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di una nostra lettrice che, con ironia e uno sguardo alla contemporaneità, immagina come sarebbe il Decameron di Giovanni Boccaccio nell'epoca delle chat e dei messaggi istantanei. Un parallelo tra passato e presente che, dietro il sorriso, invita a riflettere su quanto sia cambiato il nostro modo di comunicare e su ciò che, invece, è rimasto immutato.

Se Giovanni Boccaccio vivesse oggi, probabilmente il Decameron comincerebbe con una notifica. «Pampinea ha creato il gruppo: Fuga da Firenze».
Dieci partecipanti, sette donne e tre uomini. Qualcuno chiederebbe dove si va, qualcun altro cosa portare. Dioneo avrebbe già mandato un messaggio fuori tema. E prima della decima giornata, probabilmente, qualcuno sarebbe uscito dal gruppo senza salutare.

Cambiano i secoli, ma certe abitudini resistono persino alla letteratura.
Nel 1348, però, Firenze era sconvolta dalla peste. Nel racconto di Boccaccio, dieci giovani decidono di lasciare la città e rifugiarsi in campagna. Per trascorrere il tempo stabiliscono di raccontarsi delle novelle: dieci per ciascuna delle dieci giornate dedicate ai racconti. Cento storie di amori, inganni, beffe, fortuna e persone convinte di essere più furbe degli altri.

Insomma, materiale sufficiente per una chat di gruppo. Con una differenza: loro riescono a organizzarsi per dieci giornate. Noi, a volte, non riusciamo nemmeno a scegliere la data di una pizza.
Ma dietro la battuta c’è qualcosa di meno leggero. Fuori dal loro rifugio ci sono la paura e la morte.
Raccontare non cancella la peste, naturalmente. Permette però ai giovani di darsi delle regole, ritrovare un ritmo e stare insieme senza lasciare che sia soltanto il terrore a decidere come trascorrere le giornate.

Anche noi, quando qualcosa ci succede, cerchiamo qualcuno a cui raccontarlo. Una persona fidata, un’amica, oppure proprio quella chat che teniamo silenziata perché scrivono tutti troppo, ma che apriamo appena abbiamo bisogno di una risposta.
Oggi basta una notifica per aprire una storia. A volte è una confessione, altre un pettegolezzo.
Qualche volta è soltanto qualcuno che scrive «Dobbiamo parlare», per poi sparire tre ore. E a quel punto la novella ce la raccontiamo da soli. Generalmente immaginando il peggio.
Basta che una persona racconti una delusione sentimentale perché ne arrivino altre dieci con la propria esperienza. C’è chi consola, chi ironizza, chi sostiene di aver imparato la lezione. Salvo poi ricaderci alla prima occasione.

Una storia ne richiama un’altra: cambiano gli strumenti, non il desiderio di essere ascoltati.

Boccaccio, del resto, non dipinge un’umanità impeccabile. Nelle sue novelle incontriamo persone generose e opportuniste, innamorate e bugiarde, intelligenti e ingenue. Ci riconosciamo anche quando preferiremmo di no. E forse è questo il segreto di un’opera che continua a parlare a lettori lontanissimi dal Trecento.

A Certaldo, dove Boccaccio trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì nel 1375, le storie continuano ad avere una casa. Nel borgo medievale, lungo la via che porta il suo nome, si trova la Casa del Boccaccio, oggi museo e sede dell’Ente Nazionale a lui dedicato. La sua biblioteca custodisce anche traduzioni del Decameron in numerose lingue.
Un’opera nata secoli prima di internet ha attraversato confini, culture e generazioni. Senza bisogno di essere inoltrata a tutti i contatti della rubrica.
E forse è proprio questo il punto. Oggi abbiamo messaggi vocali, videochiamate e conversazioni che non finiscono mai. I giovani di Boccaccio avevano un giardino, il tempo per ascoltarsi e storie da condividere.
Noi possiamo raggiungere qualcuno dall’altra parte del mondo in pochi secondi. Eppure, qualche volta, facciamo ancora fatica a trovare una persona disposta ad ascoltarci davvero.
Boccaccio aveva cento novelle per raccontare le contraddizioni umane. Noi abbiamo le chat di gruppo.
La differenza è che lui le storie le scriveva. Noi, quando diventano scomode, a volte preferiamo cancellarle.

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