I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazione e Sanità (NAS) di Firenze, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Firenze nei confronti di due siti internet che pubblicizzavano illegalmente la vendita online di farmaci, anche con azione stupefacente.
L’indagine è nata dalla denuncia di una società che aveva rilevato la vendita non autorizzata di un proprio prodotto farmaceutico, dal prezzo indicativo di circa 350 euro. Le verifiche hanno permesso di individuare due siti web che offrivano in vendita vari farmaci soggetti a prescrizione obbligatoria, senza alcun protocollo di sicurezza e senza la necessaria supervisione sanitaria, eludendo l’obbligo di ricetta.
Dalle indagini online sono emersi elementi chiari di frode: uno dei siti utilizzava indebitamente il nome commerciale e i dati di localizzazione di una farmacia del centro Italia, completamente estranea ai fatti, mentre l’altro sito riportava nella propria URL il nome di una farmacia inesistente. Tutto ciò era evidentemente finalizzato a indurre in errore i consumatori, che ritenevano di acquistare prodotti originali da farmacie italiane.
Gli approfondimenti tecnici hanno inoltre accertato che i siti truffa erano stati artificialmente creati all’estero, con registrazioni su domini pakistani e lituani e server situati negli Stati Uniti. Anche l’IBAN indicato per i pagamenti dei farmaci risultava associato a un conto estero.
Sulla base degli elementi raccolti e condividendo la richiesta della Procura di Firenze, il GIP ha ritenuto sussistente il fumus commissi delicti per i reati di: uso di segni distintivi di prodotti industriali (art. 473 cp), introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi (art. 474 cp), frode in commercio (art. 515 cp), commercializzazione di prodotti privi dell’autorizzazione all’immissione in commercio (art. 147 D.Lgs. 219/06, “codice del farmaco”), nonché il pericolo per la salute pubblica. Di conseguenza, è stato emesso il decreto di sequestro preventivo di entrambi i siti, il cui accesso è stato bloccato dopo la notifica ai gestori dei servizi internet.
Le indagini proseguono per identificare i gestori dei siti e ricostruire il loro volume d’affari.

