Firenze celebra il 4 novembre e ricorda i sessant’anni dall’alluvione del 1966 con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una giornata che ha unito la ricorrenza dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate alla memoria della tragedia che colpì la città, tra commemorazioni istituzionali e testimonianze personali.
Alle iniziative ha partecipato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che sul proprio profilo Facebook ha condiviso il ricordo di quella Firenze sommersa dall’acqua e dal fango.
«Da Piazzale Michelangelo guardavo Firenze e la vedevo come un enorme lago, un’immagine incredibile e dolorosa», ha scritto Giani. Nel racconto riaffiorano il fango che copriva ogni cosa, l’odore di terra e acqua stagnante e le conseguenze dell’alluvione sulla vita familiare: «La nostra auto di famiglia, tutta rovinata, segnata per sempre da quell’acqua sporca che aveva invaso ogni cosa. Mio padre dovette chiedere un prestito per comprarne una nuova».
Una memoria che, nelle parole del presidente, conserva il dolore di quei giorni insieme al ricordo del coraggio e della forza con cui la città seppe rialzarsi.
Le celebrazioni con Mattarella
La prima parte della visita del Capo dello Stato si è svolta al piazzale Michelangelo, con il passaggio delle Frecce Tricolori. Giani ha richiamato il significato del 4 novembre 1918 e ha rivolto un saluto a Mattarella, definendolo «ormai un cittadino onorario di Firenze»: un’espressione di vicinanza con cui ha ricordato anche la recente partecipazione del presidente al Festival delle Regioni e il suo ruolo di raccordo tra Governo e autonomie regionali.
Nel pomeriggio, il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio ha ospitato la commemorazione del sessantesimo anniversario dell’alluvione, sempre alla presenza del presidente della Repubblica.
Al centro dell’intervento di Giani, il rapporto tra Firenze e l’Arno: il fiume attorno al quale la città è cresciuta, fonte di vita e ricchezza ma anche protagonista di eventi distruttivi. Il presidente ha ricordato la mobilitazione degli angeli del fango e delle migliaia di persone arrivate da tutto il mondo per aiutare Firenze e salvare il suo patrimonio artistico e culturale.
Il richiamo alla prevenzione
Dalla memoria del 1966, Giani ha spostato l’attenzione sulla sicurezza del territorio e sulle responsabilità di oggi.
«Oggi, di fronte ai cambiamenti climatici e a eventi meteorologici sempre più estremi, il nostro dovere è investire nella prevenzione, nella sicurezza dei territori e nella difesa del suolo», ha dichiarato, ribadendo l’impegno della Regione Toscana.
Ricordare l’alluvione, ha sottolineato, significa rendere omaggio alle vittime e a chi si mobilitò, ma anche tradurre la memoria in azioni concrete per proteggere le comunità e il patrimonio culturale.
Sul valore della solidarietà è intervenuta anche l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti, che ha richiamato l’eredità degli angeli del fango, impegnati nel recupero di libri, opere d’arte e testimonianze storiche.
«Ci hanno insegnato che la cultura è un patrimonio di tutti e che difenderla significa prendersi cura della nostra identità e della nostra memoria», ha affermato Manetti, indicando nella trasmissione di questo messaggio alle nuove generazioni un compito ancora attuale.

